Saturday, 04 Sep 2010
Cosa sono i "Paduli"? PDF Print E-mail
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L’area rurale dei Paduli è connotata da un paesaggio dominato prevalentemente da
estesi e maestosi uliveti. E’ una terra di pianura compresa tra i centri urbani di
Botrugno, Cutrofiano, Maglie, Miggiano, Montesano Salentino, Nociglia, Ruffano, San
Cassiano, Scorrano, Supersano, Surano in Provincia di Lecce, e ricopre un’area
storicamente (fino alla fine del 1800) occupata da una fitta foresta di querce,
appartenenti all’antico bosco di Belvedere, la cui esistenza è oggi testimoniata dalla
presenza di pochi esemplari sfuggiti alla distruzione, che si ergono in prossimità della
fitta trama viaria.
L'area dei Paduli ricade nell'ambito meridionale del Salento, in un ambiente il cui
sistema insediativo è costituito da pochi centri urbani allineati lungo l’area subcollinare
centrale delle Serre, da insediamenti rurali (masserie) radi e da ampie zone
agricole miste sostitutive delle antiche aree forestali ora inesistenti. L’ampia distesa di
ulivi è costeggiata ad ovest dalle citate Serre, sulla cui ossatura fisica si inseriscono
una serie di elementi naturali (pinete) e antropici (masserie) che ne distinguono e ne
valorizzano la percezione. Queste rappresentano il punto panoramico più significativo
per la contemplazione dei Paduli. Ad est scorre il tracciato della ss n. 275 che
costituisce di fatto l’interruzione dell’ampia area olivetata sostituendola con i numerosi
centri che vi si affacciano o che sono da essa attraversati. A nord sembra che l’asse
viario costituito dalla SP che collega Maglie a Collepasso rappresenti un segno di
passaggio tra i Paduli e le aree rurali settentrionali molto più urbanizzate. Nell’area
settentrionale dei Paduli, tuttavia, appaiono significativi lembi di ruralità tipica dei
Paduli di alcune zone limitrofe al centro urbano di Cutrofiano. A sud il piccolo borgo di
Torre Paduli e le aree rurali di Miggiano tagliate dalla strada di collegamento con
Taurisano, suggeriscono un possibile confine meridionale di tale area.
L’ulivo può essere considerato l’elemento unificante il paesaggio dei Paduli, una
coltura la cui consistenza non dipende solo da motivazioni agronomiche ed
economiche, ma anche da motivazioni che attengono alla sfera dei valori e delle
tradizioni locali.
Tale area può essere annoverata tra quegli ambiti agricoli integri di rilevante entità,
intendendoli come quelli in cui non sono presenti elementi estranei all’attività agricola.
Qui, come altrove nel Salento, i caratteri litologici del territorio hanno condizionato la
presenza e la permanenza dell’ulivo. Ad uno sguardo generale, infatti, gli uliveti si
estendono su suoli calcarenitici.
I Paduli rappresentano un’area in progressiva marginalizzazione anche a seguito degli
ispessimenti degli assi Nardò-Leuca e Maglie-Leuca che la lambiscono e della forte
attrattività esercitata dai centri urbani e dalle zone costiere. Risulta essere poco
antropizzata rispetto al contesto provinciale, per certi versi quasi “dimenticata” dalle
grandi urbanizzazioni, e la cui caratteristica è quella di non essere uno spazio
pubblico, ma un’area suddivisa in una miriade di piccole/grandi aree di proprietà
privata, forse anche poco appetibile poiché lontana dai tradizionali luoghi del turismo
costiero e dai centri di maggior frequentazione e/o produzione. Dalla scomparsa del
bosco di Belvedere alla sua sostituzione con colture prevalentemente arboree, questa
non ha mai attirato l’attenzione in termini di diffusione urbana, anche perché soggetta
ad allagamenti e poco adatta all’edificazione, rimanendo una sacca rurale tale da
assumere precisi connotati paesaggistico-ambientali poco sottoposti a pressioni da
parte delle attività antropiche. Dell’antico bosco di Belvedere rimangono alcuni lembi
di naturalità visibili ad occhio nudo perché emergenti rispetto alla distesa degli uliveti
e talvolta si rilevano anche alcuni boschi distribuiti episodicamente nell’area, uno dei
quali, in prossimità dell’abitato di Scorrano, risulta essere un SIC.
L’attività agricola, che ha interessato l’area negli ultimi due secoli a seguito del
disboscamento sopra ricordato, ha giocato un ruolo importante nella conservazione
del paesaggio e della biodiversità. Gli agricoltori, realizzando particolari tipi di
intervento come, ad esempio, i muretti a secco per delimitare le proprietà agricole, le
“pagghiare” per il ricovero degli attrezzi agricoli, i canali per l’irrigazione, le masserie
per la conduzione dei fondi, la manutenzione accurata degli uliveti, ecc., hanno svolto
anche una funzione di presidio del territorio e, quindi, di prevenzione del degrado del
suolo oltre che un’attività di costruzione e mantenimento della valenza esteticopaesaggistico-
percettiva dell’area. Al contempo, simili interventi hanno dato continuità
alla cultura delle popolazioni locali, rinnovandone le tradizioni, analogamente a quanto
avviene con la produzione di prodotti tipici e tradizionali, che hanno significative
connotazioni territoriali, sia perché legate al bagaglio culturale delle popolazioni ivi
residenti, che per il livello qualitativo relativamente più elevato delle materie prime
prodotte in aree destinate.
La permanenza di abitanti produttori all’interno dell’area ha storicamente mantenuto
un legame attivo e quotidiano con il territorio e i suoi edifici, divenendo essi stessi un
presidio duraturo e permanente volto alla conservazione e alla valorizzazione del paesaggio.
Nell'area dei Paduli il rapporto città-campagna, tra i centri urbani di corona e le zone
agricole, non appare caratterizzato da una netta alterazione poiché i piccoli centri
hanno in generale mantenuto il loro legame diretto o leggermente filtrato (con alcune
differenziazioni tra caso e caso) con i Paduli . Da una parte, infatti, si rileva che i
centri hanno avuto, nel corso del tempo, espansioni orientate verso direzioni opposte
rispetto all’area in oggetto, dall’altra sono leggibili alcune tipologie di rapporti con
l’area rurale che, comunque, non riserva cesure e conflitti. Gli 11 centri abitati che
gravitano intorno ai Paduli hanno nel complesso conservato un rapporto lineare con le
aree rurali, alcuni hanno i propri centri storici direttamente esposti e colloquianti con
le aree agricole, altri hanno limitato la localizzazione delle città moderne consolidate a
stretto confine con la campagna, altri ancora hanno articolato il loro rapporto con la
campagna più profonda mediante aree a destinazione mista, in cui convivono
frammenti di ruralità con ampie distese di ulivi insieme ad attività produttive e/o
residenziali, come accade in particolare nei comuni di Cutrofiano, Maglie e Scorrano.
In tali zone coesistono cave attive e/o in parte rinaturalizzate, edificato residenziale,
insieme a masserie, muretti a secco, uliveti anche secolari, e tali componenti
produttive e/o residenziali, pur avendo in parte eroso parti di campagna, hanno
assunto caratteri di integrazione e rinaturalizzazione tali da rappresentare elementi
significativi del paesaggio rurale dei Paduli. A sud colpisce l’area artigianale di Ruffano
estesa nel suo areale anche se dai Paduli è divisa da un tracciato viario di piccole
dimensioni lungo il quale si attestano diverse residenze affacciate sull’immensa distesa
di ulivi. Il piccolo borgo di Torre Paduli mantiene, al contrario, un dialogo diretto con
gli stessi con i suoi confini netti.
I centri dei Paduli appaiono essere più simili a “borghi rurali” immersi nella campagna
coltivata piuttosto che centri dal forte carattere urbano, ad eccezione di Maglie che
appare più legata ad un modello in cui lo “sfondo rurale è in rapida trasformazione e
affiancato dalla diffusione di piccole e medie imprese non legate alle attività agricole o
solo in parte”.
Ciò che sembra caratterizzare i centri urbani di corona (ma è una caratteristica molto
diffusa nel Salento) è “il rapporto diretto tra edificio e strada e l’assenza di spazi aperti
comuni” che determinano “un contatto tra spazio pubblico e privato privo di
mediazioni”. Strade in genere di piccole dimensioni, passaggio diretto tra i margini
della città e la campagna, che sembra rappresentare il vero spazio collettivo che
soppesa la evidente assenza di grandi spazi comuni all’interno delle città. La cura dei
Paduli perpetuata negli anni dagli abitanti di questi centri conservati e naturalmente
difesi dall’espansione e dalla diffusione dell’edificato sparso, sembra raccontare una
pratica di vita incentrata sulla città che garantisce i servizi essenziali e su una
campagna che rappresenta il “giardino”, l’”orto”, il godimento collettivo sia pure
frammentato in una miriade di piccole proprietà private. Dall’esame delle
caratteristiche dei centri urbani che circondano i Paduli si legge la compattezza del
loro edificato nella parte che si affaccia sui Paduli: è l’immagine di una realtà nella
quale immediatamente fuori dai centri c’è la campagna, l’uliveto e/o il seminativo,
“territorio altro e diverso”.
Ad est dell'area dei Paduli, la presenza della SS n. 275 ha creato una forte cesura tra
alcuni di tali centri e la campagna, divenendo tale asse viario un luogo di
localizzazione di nuovi insediamenti produttivi in considerazione dell'agevole
accessibilità. Lungo il tracciato viario “si organizza un doppio affaccio di edifici
produttivi, alcuni molto recenti, separati gli uni dagli altri da aree ancora agricole” che
appaiono destinate ad essere via via sostituite anche da edifici espositivi, connotando
quindi la SS 275 come “strada mercato” il cui tracciato peraltro sarà a breve
raddoppiato in alcune sue parti, rafforzando tale funzione. Ciò, tuttavia, ha “fermato”
la potenziale espansione di tali centri collocandola lungo una via infrastrutturale che di
fatto non interagisce con l’area dei Paduli, ma sembra rappresentare quasi un fattore
di resistenza di fronte all’espansione della città diffusa e ai processi di dispersione
urbana. In considerazione della funzione che la SS 275 ha assunto, è possibile,
conseguentemente, pensare che non sia questo l’asse di confine ad est dell’area da
destinare a parco agricolo multifunzionale, ma che tale confine sia spostato lungo
l’asse della Via Vecchia Lecce, segno storico tangibile delle frequentazioni dell'area
anche perchè connotata dalla presenza di numerose masserie e specchie, oltre che
testimonianza di percorso privilegiato per i pellegrini. A dispetto dei numerosi tracciati
viari, percorsi, sentieri che percorrono l'area dei Paduli in senso trasversale, non se ne
rilevano altrettanti attraversamenti in senso longitudinale se si fa eccezione per la
sopra citata Via Vecchia Lecce, che può essere considerata un margine piuttosto che
un attraversamento vero e proprio. Ad ovest l'area è lambita e marginalmente
attraversata dall'altra strada di collegamento longitudinale tra Cutrofiano e Ruffano
(SS. 476), anche questa caratterizzata, laddove non attraversa i centri urbani, dalla
presenza di masserie e siti di importanza archeologica in corso di studio da parte di
esperti del settore.
Ciò che non si riesce a percepire nel rapporto città-campagna nei Paduli, è la presenza
di ciò che è definito “la campagna del ristretto”, cioè quella fascia di territorio agricolo
presente, in generale, intorno alle città e che inviluppa le sue fasce periferiche,
presente altrove e probabilmente anche nelle zone di espansione dei centri in
questione ma non afferenti i Paduli. I centri di corona, sono piccoli centri urbani le cui
espansioni hanno carattere dimensionale limitato rispetto ad altre realtà cittadine e
comunque orientate in senso opposto rispetto alle zone agricole interessate dai Paduli.
Nel corso degli anni si è assistito a scelte pianificatorie, consapevoli e/o inconsapevoli,
di rispetto e tutela della realtà rurale che li circonda il che non ha comportato la
formazione di “frange urbane” irregolari ma la forte prossimità di spazi urbani con
spazi agricoli nella maggior parte dei casi. Di fatto è ancora possibile riconoscere
l’antico confine tra città e campagna, dove iniziano i poderi, le alberature, le strade
campestri, le masserie, il reticolo di strade rurale, con un cambio netto e chiaro del
paesaggio.
Tali caratteristiche sono annoverabili alla storica utilizzazione dei Paduli che da area
boschiva destinata fondamentalmente alla caccia e al pascolo oltre ai frutti delle
essenze arboree che la caratterizzavano (significativa la localizzazione dei “casini”
delle famiglie nobiliari – si veda Casino della Verna nelle campagne di Torre Paduli) è
passata ad essere area agricola con l’impianto di ulivi e l’insediamento di alcune
masserie fondamentalmente localizzate ai margini (tranne alcuni visibili casi) dell’area.
Non si è assistito nel corso del tempo a fenomeni di intensa edificazione, anche per la
presenza di numerosi fenomeni di allagamento e impaludamento. Tali fenomeni hanno
accompagnato la vita delle popolazioni locali e sono state documentate da numerosi
viaggiatori testimoni fin dal XVII secolo. Tuttora in presenza di forti piogge, si assiste
in numerose aree dei Paduli all’allagamento delle campagne, anche se la presenza di
numerose canalizzazioni concorre allo smaltimento delle stesse. Qui e lì, tuttavia, si
assiste alla permanenza delle acque in corrispondenza di piccole depressioni
alimentate da falde superficiali (per esempio in località “Bosco Belvedere” nel territorio
comunale di Supersano).
L’intenso sfruttamento agricolo ha incrementato l’infrastrutturazione viaria per
consentire l’accesso ai fondi. Rimangono alcune vie storiche con particolare
riferimento alla attuale S.P. che collega Scorrano a Collepasso e che storicamente
rappresentava il collegamento principale tra Gallipoli e Otranto come è leggibile dalla
cartografia storica. Altro asse storico, come sopra ricordato, che corre in senso
longitudinale rispetto all'area, lambendola, utilizzato fino alla costruzione della SS
275, è la cosiddetta Via Vecchia di Lecce che corre parallela alla medesima SS.
L’articolata infrastrutturazione viaria dei Paduli è costituita da percorsi
prevalentemente stretti, alcuni asfaltati altri ancora sterrati. In linea teorica tale
reticolo consentirebbe un’accessibilità agevole, ma contestualmente labirintica e
conosciuta solo da chi quotidianamente ha frequentato e frequenta tali zone.
A completare il quadro della complessità dei Paduli occorre ricordare che vi sono
presenti componenti geomorfologiche quali le vore e le doline, manufatti storici come
le masserie e i casini di caccia, ritrovamenti di siti risalenti ad epoche preistoriche,
bizantine, medievali oltre ad una grande diffusione dei tipici muretti a secco e
“pagghiari”. Si segnala che questi ultimi manufatti storici e architettonici appaiono
principalmente presenti nelle aree esterne al vero cuore dell'area, segno questo della
storica inaccessibilità dell'area dovuta a fenomeni di impaludamento, di insalubrità
nonché dello stesso antico Bosco di Belvedere. L’elemento unificante di tali “episodi di
antropizzazione” è costituito dagli uliveti che si estendo quasi senza soluzione di
continuità.
Lo sfruttamento agricolo dei terreni ha comportato anche la realizzazione di numerosi
canali artificiali destinati all’irrigazione e che attualmente, anche a causa di iniziali
fenomeni di abbandono, stanno assumendo l’immagine di opere irrigue a forte
connotazione naturale con una vegetazione palustre spontanea che ne disegna i
margini. Dalle fonti storiche emerge comunque che in questa area vi fossero reticoli
fluviali naturali scavati dall’acqua piovana che convergeva nelle vore o fessure del
terreno. A fronte di tale rete idrografica superficiale, i Paduli sono caratterizzati da un
ampio e significativo acquifero sotterraneo.
L’area, quindi, non è caratterizzata da specifiche emergenze paesaggistiche e
ambientali, è densamente infrastrutturata nei suoi legami con l’attività agricola,
connotata da un tessuto minuto di strade che si accompagna al naturale
rallentamento della velocità di percorrenza se la si misura rispetto agli assi
longitudinali che lo lambiscono e a quelli trasversali tipo la Miggiano-Taurisano a sud e
la Maglie-Collepasso a nord. E' quindi dotata in ogni sua parte di un paesaggio di
qualità denso e minuto che tiene insieme i caratteri ambientali diffusi con lo
svolgimento di numerose attività e pratiche sociali. Il rallentamento della velocità
consente un grado di percezione di tali beni diffusi oltre che un attraversamento ed un
uso più articolati che diviene luogo destinato a pratiche differenti.
Tali “diffusioni” consentono di affermare che i Paduli rappresentano un luogo in cui le
piccolissime imprese e le famiglie sono state e sono tuttora protagoniste della
costruzione di paesaggi e di economie minute consolidate anche se ultimamente in
declino.
Oggi l'uso di questo territorio è connotato prevalentemente da pratiche collettive e
individuali afferenti il tempo libero e l'agricoltura, ma che non sono in grado di
sostenere le potenzialità di sviluppo di un’area che continua ad avere l’immagine di
una campagna in lento abbandono.
I Paduli contano una superficie di circa 5.500 ettari quasi totalmente destinati a
oliveti, attraversata da una fitta rete di sentieri, canali, vore, micro/macro-architetture
anche di rilevanza storica, che grazie alla cura degli ormai pochi abitanti e di alcune
aziende agricole, costituisce una sorprendente risorsa paesaggistica, un'oasi di
biodiversità, che negli anni ha subito un lento abbandono da parte, soprattutto, delle
generazioni più giovani delle comunità.
Questo luogo, con segni di antropizzazione poco invasivi, sembra presentare alcune
specifiche connotazioni e/o problematiche:
· l’intera area si presenta come un luogo “isolato”, difficilmente accessibile dai vicini
contesti abitati: in particolare, il lungo tracciato della SS 275, con una sezione di 30
metri circa (è in corso un progetto di raddoppio del tracciato), rappresenta ad est
un ostacolo all’attraversamento e al suo raggiungimento;
· molti oliveti si trovano in un forte stato di abbandono;
· una cultura della produzione agricola frazionata e ancora assoggettata a pratiche
convenzionali a dimensione prevalentemente familiare, che rivela una incapacità di
rispondere a una domanda di mercato sempre più competitiva;
· assenza totale, nella loro estensione, di punti di riferimento “fisici”, aspetto che
rende i Paduli un’area labirintica, introversa, impedita nello svelare le sue risorse;
· fruibilità limitata a sporadiche attività agricole e isolate iniziative sportive;
· presenza di aree intercluse a quelle agricole, in forte stato di abbandono;
· permanenze storiche (di tipo naturalistico, geologico, architettonico, viario) non
identificate, tutelate e valorizzate;
· rischio di progressivo abbandono a seguito degli alti costi di manutenzione
soprattutto degli ulivi a fronte di una loro bassa produttività;
· riduzione della manodopera dedicata alle attività agrico